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LA COSTA VERDE

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Le dune più alte d’Europa, incluse nei Patrimoni dell’Unesco, la sconfinata prateria di macchia mediterranea in cui si staglia la sagoma del Monte Arcuentu e un mare incontaminato. La Sardegna è ancora più paradiso lungo la Costa Verde, una cinquantina di chilometri con spiagge bianchissime, ginepri centenari, ginestre piegate dal vento, uccelli marini, incastonati tra Capo Pecora e Capo Frasca.

Un tratto di Mediterraneo dai colori tropicali, scoperto da poco dai vacanzieri: Torre dei Corsari è uno dei rari insediamenti turistici e ricorda un passato fatto di incursioni dei popoli del mare (algerini e tunisini in testa). Is Arenas sono “le sabbie” in lingua sarda, nome di una frazione di Torre dei Corsari dal fascino surreale: mare blu cobalto e distesa di arena a perdita d’occhio, mentre i Fenicotteri rosa punteggiano gli stagni attorno al borgo di Sant’Antonio di Santadi. L’intera zona, ora parco naturale, poggia su un bacino metallifero di piombo e zinco, dove per decenni sono state attive miniere tra le più produttive d’Europa. Così, in un paesaggio che ricorda il Far West, tra ruderi di villaggi, gallerie abbandonate, binari arrugginiti, si scopre un altro volto della Sardegna, scampata allo scempio dei palazzinari. Qui, dove depone le uova la tartaruga Caretta caretta, è facile imbattersi anche nel cervo sardo, salvato da poco dall’estinzione. E non è un caso che Arbus sia tra i dieci comuni italiani premiati per anni con il riconoscimento “cinque vele”, attribuito da Legambiente ai mari d’Italia per l’eccellente qualità delle acque.

Costeggiato il villaggio abbandonato di Ingurtosu, dopo aver percorso una sterrata, si arriva alla spiaggia bianca di Piscinas: 10 chilometri di silenzio assoluto e il relitto di una nave inglese che da 200 anni riposa a poche bracciate dalla spiaggia, col cannone che sbuca dalla spiaggia. Ma Piscinas non è l’unica attrazione della Costa Verde. Tutto il litorale è una sfilata di spiagge caraibiche, da raggiungere con un saliscendi tra entroterra e costa perché non esiste una litoranea che le collega tutte. La star è Scivu, una delle più belle del Mediterraneo, nascosta tra la colonia penale di Is Arenas e le falesie di Capo Pecora che gli abitanti della zona chiamano Perdas  e Alba, una distesa di grossi massi ovali biancheggianti, scolpiti dal mare e dal vento, adagiati in calette dove si specchiano le scogliere.

Ad Arbus si imbocca la statale 126 per Fluminimaggiore: Scivu è a una quindicina di chilometri di tornanti, una lunga lingua di sabbia dorata, paradiso dei surfisti, circondata da alte rocce di arenaria sormontate dalla macchia mediterranea, distese di cisto rosa e giallo, qualche gregge. Quasi onirica al calar del sole, quando si tinge di sfumature rossastre. Poco lontano dalla marina di Arbus, alla fine di una strada tortuosa, si trova Portu Maga, località turistica nata negli anni Novanta, nella cui spiaggia punteggiata di rocce piatte si scoprono gli occhi di Santa Lucia, conchiglie con riflessi di madreperla. Un’altra meraviglia della costa, la spiaggia di Funtanazza, si raggiunge da Montevecchio: sabbia granulosa, circondata da scogli, fondali abbastanza bassi. A Ingurtosu si deve mangiare al ristorante Il Minatore (tel. 3475417837), che usa solo prodotti della zona: piatto della casa, le saporite Trofie del MIntore. Tunaria è un villaggio di pescatori, non lontano da Torre dei Corsari. Alla spiaggetta di sabbia mista a ciottoli si arriva attraverso sentieri che partono dal paesino. L’acqua cambia colore a seconda delle ore della giornata: una sinfonia di turchese, smeraldo, azzurro pallido. Ma il vero spettacolo di tutta la Costa Verde è il tramonto che incendia di vermiglio, ocra e rosa sabbia, scogli, ciottoli e placa la corsa del libeccio e del maestrale.

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